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26/01/2009

Corso Littorio N. 2

Nel tentativo, che andrà a vuoto, di piazzare l’ennesimo prestanome al governo della Regione, Berlusconi, ieri l’altro, era in Sardegna. Non a villa Certosa, ma in campagna elettorale.

Della presenza del capo del governo che, lo dice la parola, governa tutti gli italiani ci sarebbe stato bisogno in un’altra isola. Per esempio, a Lampedusa. Che, tra l’altro, ha il grande pregio di essere più vicina alla Libia del suo “amico” Gheddafi. Ma tantè; se si perde in Sardegna, i sondaggi calano.

Tra una faccenduola e l’altra, nel primo pomeriggio, ascoltavo la radio.

Ero molto impegnato e, riportati dai vari GR, del comizio di Olbia, avevo captato solo spizzichi e bocconi.  Di approfondire non mi son curato perché,…… e la storia,….. e lo scandalo,………… ed il grosso pericolo per la democrazia,….. e lo stato di polizia… Ho pensato fosse il solito arrembaggio al Titanic dei comunisti. Che è già affondato ma, in tempi in cui un missile o una cannonata non la si nega neanche a un bambino, una bordata ai comunisti non guasta ed ha il pregio di funzionare sempre.

Piuttosto che seguire i Tg, sabato sera, ho preferito approfondire l’arte del biliardo. Dove perdo regolarmente ma, almeno, c’ho la scusa della televisione che mi distrae.   

Domenica mattina, dalle news di Google, ho aperto il primo articolo che mi è capitato a tiro sull’appello ai sardi.

http://www.momentosera.com/articolo.php?id=8032

Dei giornalisti, si prenda l’agente betulla come esempio, non c’è da fidarsi. Di uno sconosciuto, che scrive su un quotidiano misconosciuto, men che meno. Per cui, senza leggerne neanche il titolo, sono andato, dritto, alla ricerca dei virgolettati del presidente tribuno.

Neanche di questi c’è da fidarsi perché, come per il passato insegna, ad ogni esternazione del presidente che parla dritto al cuore della gggente, in genere, segue una settimana di smentite, rettifiche e precisazioni. Alla fine delle quali nessuno ha capito il resto di niente. Comunque, questo è quanto:    

Sta per uscire uno scandalo che sarà il più grande della storia della Repubblica: un signore ha posto sotto controllo 350mila persone. Dobbiamo essere decisi a non consentire questo sistema di indagine che non deve continuare. Dobbiamo porre dei limiti certi per la sicurezza dei cittadini.

Là per là, ho pensato che il presidente che tiene alla sicurezza dei cittadini, si riferisse  

http://news.kataweb.it/item/329638/dossier-sismi-pollari-pronto-a-dire-tutta-la-verita.

Finalmente si saprà, mi son detto, chi c’era dietro Pio Pompa, l’agente segreto che, durante il Berlusconi II, aveva raccolto dossiers, intercettato magistrati, ………….. ….insomma quella roba là!

Mi sbagliavo!

Come si legge nel primo articolo che ho citato, colui che avrebbe attentato alla “sicurezza dei cittadini” sarebbe G. Genchi, un esperto informatico, consulente, fra gli altri, del magistrato De Magistris per le inchieste “Why not” e “Poseidon”.

Secondo quanto riportato da Momento-Sera, il presidente ha detto che non sa quale corso prenderà la vicenda.

Io sono ancora in attesa di sapere quale corso ha preso quella precedente.

C’è da pretenderlo da un presidente che, alla politica, tutti dicono, ha dato un nuovo corso.

D’altronde, poco più su di Olbia, non c’è la Corsica?

Postato da: Eremo a gennaio 26, 2009 23:59 | link | commenti (1)

24/01/2009

Vieni avanti, Battista!

E pitipumpete, e pitipampete; e la dottrina Mitterand, e lo stato canaglia, e il paese protettore di terroristi….

Ho perso il conto dei giorni che, sul caso Battisti, il terrorista dei PAC condannato per 4 omicidi, stanno scorrendo i classici fiumi d’inchiostro e si sta sprecando tanta preziosa cellulosa. Tutto grasso per l'economia dei consumi. 

Abu Omar, sospettato di intrattenere legami con ambienti terroristici, il 17 febbraio 2003, fu rapito a Milano da alcuni agenti CIA e trasportato alla base aerea di Aviano. Da qui, fu poi trasferito via aerea in Germania e poi definitivamente in Egitto, dove fu imprigionato senza accusa e senza aver subito un regolare processo, nonché ripetutamente torturato.

Quanto sopra riportato è avvenuto in Italia, il paese che molti considerano la patria del diritto?

E allora che si vuole?

Se c’è ( e c’è stata) la possibilità che un individuo sparisca e solo perché qualche magistrato coraggioso (A. Spataro della procura di Milano), opponendosi alla dottrina Bush che comportava extraordinary renditions, tortura, voli coperti e prigioni segrete, il caso viene portato a galla, perché chiunque altro non dovrebbe temere la stessa sorte?

Non ho né il tempo né la competenza necessaria per approfondire il caso ma, come ho appena letto, le autorità brasiliane hanno fatto sapere che il rifiuto alla mancata estradizione ha forti basi giuridiche.

Quelle che, è facile immaginare, con la chiusura di Guantanamo, stanno per essere ripristinate dopo la notte profonda del diritto iniziata con l’era Bush.

Se, in Italia, il Berlusconi II è stato un “fedele” alleato degli USA,e, più servile di un maggiordomo, ha accolto in casa tali aberrazioni giurisprudenziali, cosa si vuole?

Si chiede la restituzione (che nessuno vuole) di C. Battisti in base alle norme del diritto internazionale?    

Ed è proprio sula base di queste norme che il Brasile non lo estraderà.

Con buona pace di Berlusconi, Prodi, Pollari e compagnia maggiordomante.

Postato da: Eremo a gennaio 24, 2009 00:05 | link | commenti

21/01/2009

Faux amis.

“Vabbè che, per lo mezzo, a smorzare il contrasto, c’è stato il solito teatrino della politica fatta in casa con, in testa, il presidente capocomico ma, passare dalla carneficina di Gaza non ancora conclusa, ai fuochi d’artificio di Washington, mi sembra un po’ troppo.

Così, dopo uno scambio di idee sul  film “W” di O. Stone, andato in onda, ieri, su la 7,  ho risposto a Vincenzo che mi chiedeva se avrei visto la cerimonia di insediamento del neo presidente USA, Barak Obama. Prima del Tg3 delle 19.00, comunque, me ne sono beccato un pezzo. In studio, a commentare, il direttore Di Bella.

Spezzoni del discorso inaugurale da far tremare il sangue nelle vene. Chissà, mi sono detto, come e fino a che punto i fatti si accorderanno alle parole. Certo che, vederlo sfilare insieme a colui che è già passato alla storia come il peggior presidente USA, non fa un bell’effetto.

Che peggiora ulteriormente quando, benché molto malato ma elegantissimo, sulla scena, appare Dick Cheney. A mio avviso, forse più di Donald Rumsfeld, l’anima nera della compagine governativa. O, almeno, di quella che era visibile alla luce del sole.

Alla cerimonia, il vicepresidente uscente non ha voluto mancare e vi si è fatto portare in sedia a rotelle.

Said he, a rot hell; Lui disse: un putrido inferno

Said: yea; rot hell; Disse: sì,  putrido inferno.

Sad he, a rot hell.  Triste: un putrido inferno.

 

La sedia di Dick Cheney mi sembra la migliore fotografia dello stato attuale del mondo.

Postato da: Eremo a gennaio 21, 2009 00:37 | link | commenti

19/01/2009

W la sette!

Quel poco che capisco di come funziona la borsa valori, l’ho appreso dal film di Oliver Stone: “Wall Street”.

Nel lontano 1987, per la prima volta, lo vidi in una sala cinematografica di Brescia e, già allora, mi fece capire che la finanza, certa finanza, ad altro non serve se non a vampirizzare l’economia reale.

La bolla subprime, lo tsunami finanziario che vi ha fatto seguito, e la crisi economica con pesantissime ricadute sull’occupazione stanno a dimostrare che la visione che il grande regista americano aveva del mondo finanziario che gira attorno a quella cosa che chiamano borsa era quella giusta.    

Il suo ultimo lavoro, “W”, centrato sulla figura di G.W.Bush, dopo esser passato sulla home tv di Alice, stasera, andrà in onda su la 7.

Non è ancora uscito nelle sale cinematografiche e molti dubitano del fatto che mai lo sarà.

Avvolta in carta stagnola, sotto la cenere del focolare, ho messo una mela. Fra poco sarà cotta a puntino; bella, pronta per accogliere un vasetto di yogurt che, per tempo, ho tolto dal frigo; la giornata è stata dura; già sono in pigiama e la poltrona è là che aspetta.

Spero tanto che, con le pantofole sul cordolo del focolare, non mi prenda un raptus del tipo di quello che si impadronì del giornalista irakeno che “W” ebbe la sfortuna di trovarselo di fronte.

L’unica cosa che avrei da tirare contro lo schermo televisivo sarebbe un dessert preparato con tanta cura.

Postato da: Eremo a gennaio 19, 2009 21:13 | link | commenti

Il giogo dei tre mondi.

Ieri sera, ospite di F. Fazio, c’era il ministro G. Tremonti che, richiesto di un suo parere sulla vicenda Alitalia, argomentava.

L’offerta Air France non c’è stata. C’è stata ed è stata ritirata. Per come era stata fatta, ci sarebbe costata uguale.

Mi viene il dubbio che, al ministero dell’economia e delle finanze, invece di un ministro ci sia un prestigiatore più esperto di quello che, alla festa patronale di tanti anni fa, in piazza Vittoria, mi fregò mille lire al gioco delle tre carte

Postato da: Eremo a gennaio 19, 2009 21:10 | link | commenti

18/01/2009

Tu vuò fa l’americana, Americana marycana.

A differenza dell’eroe cantato da R. Carosone che l’americano lo faceva, “scampanjanne pè Tuledo, dalla biografia di L. Annunziata si evince che, lei, americana, lo nacque.

Come giornalista, corrispondente dagli USA per “il manifesto” verso la fine degli anni ’70 del secolo scorso.

Da allora, come G. Riotta, altro giornalista che, agli esordi, scriveva per la cooperativa giornalistica, oggi, purtroppo, in serie difficoltà economiche, di strada (?) ne ha fatta tanta. Fino a diventare, come il collega succitato, attuale direttore in Rai1, “direttora” dell’agenzia ApBiscom.

Di sé ama ricordare che l’esperienza americana è stata fondamentale perché le ha permesso di acquisire uno stile giornalistico di tipo anglosassone. Che, come tutti sanno, ha nel distacco, nell’oggettività, nella precisione del racconto dei fatti, il cardine del proprio codice etico.

Niente a che vedere con l’equivicinanza di tanto giornalismo nostrano. Di cui Michele Santoro, a giudizio di una magna pars del mondo politico, giornalistico, imprenditoriale, sarebbe un campione.

Ed, infatti, campione di faziosità, più di un E. Fede con Sansilvio, equivicino ai palestinesi più di un B. Vespa con l’ united colors of cast at ton, ospite alla puntata di Giovedì di Anno Zero, l'ha praticamente deinito colei che, attualmente, di mestiere, fa  la conduttrice della “in mezz’ora” televisiva del palinsesto Rai.

Questo prima di prendere cappello e, come un Berlusconi qualsiasi intervistato da un anglosassone, lasciare lo studio televisivo.

La puntata non l’ho vista; ho seguito le rassegna stampa televisive, ne ho letto le cronache su il manifesto.

Laddove, N. Rangeri che, in America, non so se c’è stata, le ricordava che dare lezioni, in diretta, e nella qualità di ospite, ad un giornalista che, bene o male, sta facendo il suo mestiere, negli USA, non usa.

Postato da: Eremo a gennaio 18, 2009 12:59 | link | commenti

17/01/2009

Questione di filling.

Sì, sarà pur vero che, come i cinesi, “son tutti uguali” e, come Mozart suonava, “così fan tutti”; ma una differenza c’è.

Lo ricordava spesso, a “il fatto”, il compianto E. Biagi. Berlusconi, al primo impatto con la giustizia, nel ruolo di uomo politico, giurò sulla testa dei suoi figli di essere innocente.

Di Pietro, quando toccò a lui, dopo più di un anno che occupava le prime pagine delle cronache giornalistiche (e televisive) non si sapeva neanche se era sposato.

Ancora oggi, non so che volto ha la moglie. So solo che, di cognome, fa Mazzoleni. Il figlio, Cristiano, risulta alquanto su di peso rispetto ai tempi di tangentopoli, allorquando, da qualche dossier preparato su ordinazione di inquisiti, si seppe che era usufruttuario di un appartamento contiguo a La Scala di Milano.

E’ da settimane che, in tandem,  le testate giornalistiche di Libero & Il Giornale, nonostante la grave crisi internazionale, politica, militare, ed economica, aprono su Di Pietro. Fra il molto/poco che è emerso riguardo l’ex pm ed attuale leader del’IdV, sembra (fuga di notizie?) che il figlio sia indagato per corruzione.

Sono convinto che A. Di Pietro e Cristiano si vogliano bene.

Al punto tale che, l’uno per il bene dell’altro, lascerà che la giustizia faccia il suo corso. Come R. Prodi, a proposito di uno scuppe di Panorama, Di Pietro, fin all’inizio dell’offensiva mediatica, ha detto, e non è che il giorno dopo se lo é rimangiato, che i giudici vadano avanti; che ognuno faccia il suo mestiere.

Potrà non essere molto, ma ne trarrà giovamento questo scalcagnato paese che, dopo un ventennio di cultura berlusconiana, anche senza beckamme, sta scalando i primi posti delle classifiche mondiali. Della corruzione.

Oggi più di ieri; e meno di domani.

Postato da: Eremo a gennaio 17, 2009 14:17 | link | commenti

16/01/2009

Que viva Chavez!

Appena è apparso chiaro che, a Gaza, in quello che è, da decenni, un lager, si preparava una mattanza, il presidente venezuelano, Hugo Chavez, ha convocato l’ambasciatore israeliano e l’ha licenziato. Israele, in risposta, ha ritirato il suo personale diplomatico. Non possiamo sapere come il presidente indio si sarebbe comportato con Hamas. Infatti, non si dà il caso di poter intrattenere rapporti diplomatici con un paese che non esiste. Alle prime iniziative di Caracas, si è aggiunta la Bolivia. Anch'essa ha interrotto i rapporti diplomatici con Tel Aviv. 

La Comunità Internazionale, con grande spiegamento di personale politico e diplomatico, si è mossa. Incontri al vertice, summit, riunioni, incontri bilaterali, trilaterali, multilaterali…… che. se l’obiettivo era impedire la carneficina, sono stati, tutti, completamente inutili e, per certi versi, dannosi.

Il ministro degli esteri italiano, Frattini, per esempio, nei giorni precedenti il 27 di Dicembre, data d' inizio di "Cast Lead" aveva dato il suo assenso ad “un’operazione chirurgica” contro Hamas, a Gaza.

Ben sapendo qual è stato il bilancio di tutte le operazioni chirurgiche che, dai tempi del Vietnam, fino agli splendori del New American Century, danno bella mostra di sé. Il riferimento è ai soliti noti, gli USA, che, a tragedia in corso, bloccavano risoluzioni alle Nazioni Unite e rifornivano di munizioni l’esercito israeliano.    

Se, ripeto, l’obiettivo della C.I. era impedire la carneficina, c’ è stato un fallimento completo ed atroce. Non è dato sapere cosa sarebbe successo se si fosse seguito l’esempio del presidente del Venezuela. Peggio di così, comunque, non sarebbe andata.   

Ho seguito una puntata di Matrix dedicata al tema. Fra gli ospiti, c’era Cristiani, capo della Comunità Ebraica di Roma. In risposta a Luisa Morgantini che gli obiettava che  le colonie israeliane in Cisgiordania rendevano impossibile la pura e semplice costituzione territoriale di uno stato palestinese, ha risposto che, come si costruiscono, così si smantellano. Le colonie.

Un ambasciatore, basta una telefonata per richiamarlo a Roma e, adesso che c’abbiamo la compagnia dei patrioti, restituirlo a sede, compiti e funzioni in meno di mezza giornata.  

Nel corso della puntata, come gesto di solidarietà, è stato citato l’operatore umanitario, V. Arrigoni, minacciato di morte da almeno un sito di fans di Israele.

Su il manifesto, leggo le sue cronache. A Matrix hanno ricordato che usa chiuderle con la frase: “Restiamo umani”.

Que viva Vittorio.

Postato da: Eremo a gennaio 16, 2009 19:27 | link | commenti

15/01/2009

Omnia immunda, immundi.

Oddio; laddove non interferisce, la radio è di buona compagnia.

C’è il rischio che ti capiti un “Wish you were here”, mentre stai pensando al Brunetta ed alle sue ultime esternazioni. Tuttavia, in genere, è meglio del silenzio. E se ti va di ascoltare quest’ultimo, il silenzio intendo, la spegni.

Stamattina, a radioanch’io, il ministro Alfano che, data l’ora (10,35), ammesso che non ci sia un chiperlui (Travaglio dice che è Ghedini; io propendo per Pecorella) che vi ottemperi, dovrebbe essere al lavoro, al ministero, in parlamento (?), si fa intervistare e si concede alle domande dei radioascoltatori.

Al giornalista, opino, la situazione sta bene. Le linee editoriali non le stabilisce mica lui e perché inimicarsi uno che ti dimezza il tuo, di lavoro, e che, perciò, ha un doppio stipendio?

In fondo, A. Alfano non sta facendo campagna elettorale per sé e per il partito del capo, ma fornendo un servizio ai cittadini.

Presenta la prossima ed ennesima (ho perso il conto) tranche di “riforma della giustizia” che, come si sa, è un pericolo per tutti. Esempio degli esempi? Il cittadino dei cittadini, quello per antonomasia, il capo del suo governo.

Per il 90% del tempo, della radio, più di un rasserenante chiacchiericcio, una musica in sottofondo, non percepisco. Nella circostanza, mi sono soffermato ad ascoltare quel che si diceva sull’abolizione del principio dell’obbligatorietà dell’azione penale e della sua sostituzione con dispositivi, tutti da definire, ma che sono riconducibili a quella che, in altri paesi, si configura come politica giudiziaria.

Tutti riconoscono, in primis il ministro “fannullone”, che l’obbligatorietà è un principio giusto perchè rende tutti i cittadini uguali di fronte alla legge….. mai capito di che ci si lamenta se sono proprio i princìpi, e non i prìncipi, cui deve uniformarsi una legge. Figuriamoci la legge delle leggi

Nella pratica quotidiana, però, ricorda il ministro, come tutti riconoscono l’obbligatorietà è un principio inapplicabile……Un principio lo si stabilisce o lo si applica?  E quando non si è nella condizione di “applicarlo” perde di validità?

Comunque, continua Alfano, che sia così lo sta a dimostrare la miriade di procedimenti, penali e civili, pendenti. Di questo mare magnum i magistrati profittano per scegliere quelli cui dare seguito e quelli da rimandare alle calende greche.

E, dunque, in prescrizione. Laddove, i governi non c’entrano niente perché il dimezzamento dei tempi della stessa  non l’ha mica sancito il Berlusconi II.

Il problema, dunque, sarebbe inibire la presunta discrezionalità dei magistrati?

Se non esiste di già, basterebbe stabilire il principio di atenersi all’ordine cronologico di iscrizione a ruolo dei procedimenti che sono da registrare nel momento stesso in cui se ne ha notizia. Dov’è il problema? Se qualche magistrato dovesse barare, lo si denuncia alla procura competente.

A Catanzaro, per esempio, dei magistrati occultano fascicoli scomodi? Il ministro, o chi per lui, denuncia il tutto alla procura di Salerno. Poi, se un ministro non si impiccia di competenze che non dovrebbero riguardarlo, la cosa si risolve. E, finalmente; avremmo un giudice (o più di uno), in galera.

Potrebbe essere il magistrato non gradito al ministro. Quello, per esempio, che non lo denuncerebbe per abuso di potere o di ufficio perché capisci’ammè, tramite lui che conosce lei che conosce l’altro, m’ha sistemato…..

Per principio, un ministro non dovrebbe avere magistrati amici e nemmeno nemici. Se il principio è inapplicato non perde di validità. Che altro? Per il fatto che tutti i ministri della giustizia hanno, o sono sospettati di avere, magistrati amici e magistrati nemici, qualcuno potrebbe pensare di abolire i ministeri?

A questo punto, mentalmente ho cambiato canale, mi sono sintonizzato sul silenzio. Di sicuro, avrei combinato qualche guaio se lo avessi seguito sulla trita e ritrita tiritera a proposito della prospettata “politica giudiziaria”.

Che investirebbe il governo, o il parlamento, (bipartisanamente se possibile, da soli se necessario), di individuare tipologie di reato cui dare la precedenza. Che, come direbbe Orwell, siano più perseguibili fra tutte quelle perseguibili.

Epperò, al fine, Alfano avrà detto, di disinnescare la mina vagante, e pitipumpete e pitipampete, di magistrati che fanno quello che vogliono, invece di quello che devono.

Come, per esempio, occuparsi dei fannulloni che tengono la radio accesa mentre…o che, per esempio, organizzandosi per coprire la sua mansione, incaricano un collega di andare a fare la spesa per sé e per loro al discount.

Sperando che si voglia, almeno, inserire il costo esorbitante della benzina come attenuante nel prossimo ddl. antifannulloni, scendendo al livello delle cose possibili e, da tutti, condivisibili, immaginiamo un po’ le organizzazioni mafiose che, per l’anno giudiziario prossimo venturo, su informazioni fornite dalla gazzetta ufficiale,  mettono da parte il comparto pizzo per incrementare il settore riciclaggio!?!

Chi dovesse pensare che intenda quello dell'immondizia, sbaglierebbe.

Postato da: Eremo a gennaio 15, 2009 22:50 | link | commenti

Assenze/Presenze cifrate.

So bene che, a parlarne, c’è il rischio di tirarsi addosso il sospetto di essere un visionario con tendenze paranoidi. Ma come diceva il  saggio cinese: “Se non lo sei, perché non ne parli? E se lo sei, perché non ne parli?”.

Dunque, vivo in una zona che, in rapporto al nord, può definirsi arretrata economicamente, ma anche infrastrutturalmente.

Strade, ferrovie, ospedali, scuole……Anche nel ramo telecomunicazioni non siamo messi meglio. Ho appena cambiato una compagnia telefonica per un’altra. Risultato? Le mattonelle buone per prendere o tenere la linea sono aumentate di numero, ma solo in cucina.

Ho comprato la chiavetta internet di Abatantuono, 7 Mbps. Se va bene, sono 236Kbps; di sera, all’ora della pizza, se dice che si connette, è solo per lasciarmi in attesa della pagina pubblicitaria (la chiamano“sito per l'utente").  Che non caricherà e che, già è una settimana, non riesco a far sloggiare dalla homepage.   

Della televisione, i programmi preferiti sono i televideo.

Mi sembra di aver letto da qualche parte che, per trasmetterli, nella mia provincia, la Rai affitta le antenne della concorrenza. Infatti, da un paio d’anni, quando li apro, più che pagine scritte, mi sembra di veder scorrere schede traforate per pc d'antan, o il bios che precipita sui titoli di coda di Matrix.

I televideo Mediaset, una volta perfetti, pur restando leggibili e, quindi, comprensibili, cominciano a perdere caratteri alfabetici e/o numerici in misura progressiva. Sarà per il proliferare dell’uso dei cells. Ci sarà pure la crisi ma io sto aspettando quella dei cells che, di sicuro, non arriverà mai..

Ceno? Ceno. Sono solo e,quindi, non c’è bisogno che mi lavi le mani dopo aver azionato il telecomando per accendere la tele e cercare la pag. 103 del televideo di Canale5. Mi interessano le notizie da Gaza.

Catturato il boss Setola nel casertano; pg. 112;

Gaza, Onu: Israele ha esagerato (Appena, appena! 975 morti di cui 400 fra donne e bambini! ndr.) pg - - -

 Hamas accetta la tregua: pg. 10 –

I trattini stanno per i vuoti. Se fossi sulla Rai, avrei dei caratteri impazziti che, girando su se stessi, apparendo e sparendo, simulerebbero i vuoti rettangolari lasciati dalle perforazioni sulle schede traforate del nonno di Matrix.

Frenando l’irritazione, con un po’ di attenzione, qualcosa si capirebbe. Ma qua, come si fa ad interpretare un vuoto che neanche esiste, né fa sospettare della sua presenza sull’uniformità cromatica della pagina?

Unico indizio: pg. 10; proviamo. Che scemo; il perché non l’ho mai capito ma dovevo ricordare che i televideo cominciano da 100. E allora? 101? E’ l’ultim’ora; 102? È il riepilogo delle ultime notizie; 103? E' quella che ho davanti, ed è da qui che tutto è cominciato.

L’unica è cercare da pagina 104 in poi. Prima di arrivare alla 111 del gossippe che, chissà perché, è la prima che ti presentano quando azioni la funzione televideo, dovrei aver risolto.

Ed infatti, la sospirata notizia che Hamas ha accettato la tregua e che, dopo, quando sono sceso per controllare l’esatto numero dei morti palestinesi, si era tramutata in consenso subordinato al “cessate il fuoco”  immediato ed allo sgombero dei valichi da parte di Israele, era a pag. 13 -.

Il vuoto, stavolta, non mi avrebbe intimorito! Perché, a darmi la mano nel buio, creatomi attorno dal 13 -, c’era “Ban KI-Moon”, giunto in medio Oriente” a pag. 134.

Ecco, adesso, seguendo il saggio cinese, dovrei dire di quanto penso in proposito.

Boh; i pensieri vanno e vengono e non viaggiano nella business di Alitalia. Uno di essi mi suggeriva che potrebbe trattarsi  di  omissioni volute o pilotate. In questo caso, con l’intenzione di ottenere cosa?      

 “Un’azienda non dovrebbe dare la pubblicità dei suoi prodotti ad una televisione che crea ansia, pessimismo o timore” ebbe a dire, suscitando numerose ( e sacrosante) proteste, il padrone delle televisioni che, stasera, mi hanno creato i problemi di cui sopra. Ed è questo quello che potrebbe essere l’elemento mancante per spiegare le assenze.

I temi scomodi e inquietanti non favoriscono la ripresa economica. Dunque se eliminandoli completamente, si otterrebbe di dargli un maggiore risalto, il metodo giusto è farli scivolare in secondo piano. Ricorrendo, magari, ad una oculata distribuzione delle insufficienti risorse. Se ho poca capacità di teletrasmissione, belemme/moricce&o'malamente hanno la precedenza sul resto.  

Un habitué meno interessato di me, nella circostanza, avrebbe desistito, ed, anche se la notizia c’era, non  l’avrebbe letta.  Non leggendo, non avrebbe provato sentimenti di quella che chiamano negatività e…e….e. No, eh!?

Certo è che i cells in funzione assorbono tanto spazio di trasmissione e, per i televideo, ne resta sempre di meno. Però, il gossip di pagina 111, per esempio, si leggeva che era una bellezza e le altre notizie non erano tanto disastrate.

Bah; comunque sia; speriamo che, domani, quando toccherà ad Israele esprimersi sulla proposta di tregua, la presenza della ragione, come risultato, comporti l’assenza della carneficina.

Postato da: Eremo a gennaio 15, 2009 00:00 | link | commenti

14/01/2009

Tappetti volanti.

Non possono mica dirlo ma l’ostilità ferma e compatta dei sindacati dei dipendenti Alitalia alla trattativa con AirFrance/KLM, condotta per il governo, dal ministro Padoa Schioppa, con ogni probabilità , e nella migliore delle ipotesi, poggiava sulla convinzione di poter spuntare un accordo più soddisfacente, una volta liberato il tavolo da quella in corso.

E l’alternativa, allora, c’era. Oh, se c’era! Il leader dell’opposizione al governo, colui che bookmakers e sondaggi davano come sicuro successore di R. Prodi, ne aveva fatto un punto fermo del proprio programma. Caratterizzante al punto tale da, “Rialzati; Italia!” averlo trasbordato nello slogan elettorale.  

Se non ci si può fidare di un venditore di tappeti quando ci si contratta, figuriamoci quando l’affare non ti interessa direttamente se non per la prospettiva di poterci volare sopra. Al tappeto.

Berlusconi vinse le elezioni; tappeti furono srotolati davanti agli amici del venditore, che a tutto pensavano fuorchè a dare ali ai sogni di quelli che si ritrovarono prima nella condizione di ex dipendenti Alitalia, poi, di cassaintegrati.

Avrebbero voluto volare; hanno dimostrato di non saper guardare più in alto di un nano.

Postato da: Eremo a gennaio 14, 2009 14:43 | link | commenti

Senza commento.

Dai titoli di testa del radiogiornale di Radio24:

Fini: Offeso il Parlamento!

Berlusconi: Era indispensabile!

Contesto storico:

votazioni alla CdD(camera dei deputati) per l’approvazione del DdL(Disegno di Legge) sulle misure economiche per far fronte alla crisi economico-finanziario.

Il governo aveva posto la fiducia.

A Ballarò, la sera, W. Veltroni leader del governo ombra PD (Partito Democratico), nel corso di una puntata dedicata al tema della legalità, parlava. Con l’”amico” B. Pisanu.

Oggi, 15/1, quando ho completato il post lasciato in sospeso; il leader PD si è scagliato contro le trasmissioni a premi che passano in televisione.   


Postato da: Eremo a gennaio 14, 2009 07:29 | link | commenti

Povera Europa!

 

Quando, il 22 dicembre dell’anno appena trascorso, è scattata l’operazione “Piombo fuso”,  N. Sarkozy, nella sua qualità di presidente d turno dell’ UE, chiese una tregua immediata di 48h per motivi umanitari e per permettere agli organismi della Comunità Internazionale di attivarsi per scongiurare quella che, già allora, si annunciava come una carneficina.

 

L’appello rimase inascoltato ma il presidente francese che, a me, per ragioni diverse e per diverse ragioni, sta sulle scatole, cominciò un lungo giro in Medio Oriente nel tentativo di arrestare la tragedia.

Non ci riuscì. Ma, anche se con motivazioni che sia Hamas, per un verso, sia Israele, per il verso opposto, ritengono inaccettabili, ancora oggi, continua la sua azione di pacificazione come Presidente della Repubblica Francese, essendo il suo mandato di presidenza di turno UE scaduto il 31 Dicembre 2008.

 

Il primo Gennaio 2009, c’è il cambio della guardia.

 

Come presidente di turno, al presidente francese subentra il cecoslovacco Topolanek.

Per un resoconto di quello che, immediatamente dopo, è successo, le mie scarse capacità di sintesi mi consigliano di ricorrere al link trovato mentre tentavo di mettere ordine nei ricordi che avevo della vicenda.

http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=13277&sez=HOME_NELMONDO&npl=&desc_sez=

 

Due delegazioni partono; una va da una parte, l’altra dall’altra; infine, si ritrovano per essere ricevute, insieme, da A. Mazen. Nel mentre, il portavoce del presidente di turno UE fa sapere che Israele ha ragione perché si difende da un attacco di Hamas.

 

Sulla tragedia di Gaza ho le mie opinioni. Hamas ha i suoi torti, ma il piatto della bilancia pende pesantemente dalla parte di Israele.

L’obiettivo del post, comunque, era quello di mettere in luce lo stato pietoso in cui versa l’Europa che, in questa come in tante altre vicende, più che un vociare confuso non sa produrre.

I risultati si sono visti, e chi paga lo sappiamo.

Certo che è di cattivo gusto nominare le spese se si tratta di fermare una tragedia sanguinosa! Ma, con la confusione e le sovrapposizioni, ci si organizzano solo le gite al mare.

 

R. Mcnamara, ai tempi del Vietnam, pro domo sua e con ben altre finalità, definì l’Europa “ un gigante economico, un nano militare ed un verme politico”. Da allora, i fatti parlano da soli, siamo ancora messi peggio.

E, poi, si chiedono perché, a tanti referendum di conferma di trattati e trattatelli, l’ultimo quello di Lisbona,  la gente, vota in modo contrario da quanto auspicato e raccomandato dalla comunità politica.

Postato da: Eremo a gennaio 14, 2009 00:52 | link | commenti

12/01/2009

Malpensa, bendice, e peggiofà.

“Regalati 4 miliardi ai privati, è stato tradito l'interesse nazionale……..fanno solo i loro interessi e si presentano come i salvatori della Patria».

Ci manca solo l’evocazione dei fratelli Bandiera  e, come si dice, siamo a posto.

Comunque, quelle riportate in corsivo virgolettato, non sono estrapolazioni da una tirata di M. Travaglio, prima dell’inizio di una puntata di Anno Zero. E nemmeno degli slogans esibiti sui cartelloni dei dipendenti Alitalia durante la trattativa (forzata) fra CAI ed il commissario ad acta, A. Fantozzi, per la cessione (obbligata) della cosiddetta compagnia di bandiera al consorzio di imprenditori “italiani”.

E no! Sono solo alcune frasi dette, con la classe ed il garbo che, è vero, le sono connaturati, da L. Brichetto in Moratti, intervistata da L. Annunziata, durante la “mezz’ora” televisiva del pomeriggio di ieri.

Pur eliminando il sostrato video dalla mezz’ora registrata, anche ascoltandone solo il podcast audio, l’identità della denunciante sarebbe stata, comunque, chiara. Strali a non finire contro gli attori della vicenda; neanche un accenno al regio regista dell’operazione. Anche se il parlato fosse stato doppiato dal sindaco di Napoli, Rosetta Russo Jervolino, chi avrebbe mai potuto rilasciare l’intervista se non l’ex ministro dell’istruzione del Berlusconi II e, attualmente, sindaco di Milano in carica?

L’atto finale della vicenda Alitalia, già in crisi nera da almeno un decennio, era cominciato con la trattativa del governo Prodi con Air France. Che era fallita per il niet dei sindacati di categoria ben corroborati, supportati e, come, giunti al fin dell'opra, hanno potuto verificare sulla loro pelle, fregati dall’ora candidato premier del PdL. Rinvenuti e messi assieme i patrioti, ad estate inoltrata, rialzati Italia, si è aperta quella annunciata in campagna elettorale. E’ andata come è andata, amen.

Durante tutto questo periodo, quando si sottoscrivevano patti infami, se non fraudolenti, la signora sindaco dove stava? Per non parlare della polpa e dei debiti, degli esuberi o dei salvataggi surrettizi, delle stime taroccate  ……..la privativa sulle rotte più redditizie a favore di Cai era parte integrante dell’atto di cessione.

Se ne accorge adesso ché, con la scelta di Air France come partner strategico, potrebbe venire a mancarle una infrastruttura importante per il grande Expo milanese che si annuncia, e che sappiamo?

E se la CAI avesse avuto, come partner, Lufthansa, non sarebbero stati gli aeroporti romani ad essere penalizzati?

Malpensa, Linate, Orio al Serio, Borgo Panigale, Montichiari…. Ma quanti sono gli aeroporti della corona che servono Milano? Nella scuola, barando sui numeri, si dice che il rapporto alunni/insegnanti è il più basso al mondo. E, fra kmq ed aeroporti, il rapporto qual è? Sicuro e verificabile abbiamo il record mondiale. Ma non ci si fa caso perchè, ad elica o a reazione, l'aereo è il mezzo di trasporto più adatto alla casta.   

La vicenda della signora che strilla dopo che, messe le ali, i tacchini hanno preso il volo, a ben guardare, è un riassunto di tutta la catastrofe Alitalia alla quale la politica nostrana, con pretese assurde e scelte elettorali, ha scavato la fossa.

Il figlio di A. Matteoli, ultimo assunto nella vecchia  a blocco delle assunzioni vigente, è fra i prim assunti nell'Alitalia nuova; il ministro Scajola c’ha la linea Roma Albenga; con la tremenda crisi, che il ministro Tremonti stesso dice non essere che all’inizio, i maggiorenti della Leganord progettano di potenziare Malpensa……..

Nel corso dell’appassionata intervista, L. Moratti ha, fra l’altro affermato:

“Come si fa a pensare che l’interesse nazionale coincida con quelli, pur legittimi, di una cordata di imprenditori privati?”

Che è proprio quello che, esteso a tutto il settore economico, ho sempre detto ed ho sempre pensato. Solo che io, dovessi dirlo di me, non saprei, ma molti, chissà perché, mi danno del comunista.

La domanda retorica dovrebbe porla a colui sotto le cui bandiere si è imbarcata; l’ha nominata ministro dell’istruzione, laddove, rivolta a sé stessa, la domanda sarebbe stata molto ma molto più pertinente;  e l’ha indicata come sindaco di Milano. Città che, seguendo una puntata di Report di M. Gabanelli, ho appreso essere stata appaltata ad una cordata di palazzinari.

Postato da: Eremo a gennaio 12, 2009 21:55 | link | commenti

Scuse.

Che, dopo più di un anno di assenza, con l’imbarazzo riguardo il modo in cui presentarle, mi hanno messo in seria difficoltà. Spingendomi, per qualche mese, a procrastinare un rientro che temevo potesse essere temporaneo.

Il tempo è quello che è; tenere un blog è un piacere che, quando il dovere urge, purtroppo, non puoi permetterti il lusso di concederti. E rieccomi, con la consapevolezza, che, alla mia tenera età, non è ancora ferma e definitiva, che gli assoluti non sono di questo mondo.  

Chiedo scusa a tutti quelli che, amici, visitatori, a diverso titolo, sono passati da queste parti. In particolare a  quanti, la sola carolinam in verità, mi hanno lasciato gli auguri( natale 2007), a coloro che me li hanno fatti in privato, o che hanno lasciato un commento che, purtroppo, ho lasciato senza replica.

Anche se, vista la situazione, molti dicono che sarà horribilis, di cuore, auguro un buon anno a tutti.

P.S.

In rapporto agli auguri 2007, mi piace ricordare un fatto.

Avevo una corrispondenza con un' amica virtuale. Intelligente, sagace, perspicace, amabile, concreta, brillante…… ma, un po’, un po’, un po’……diciamo strologa. Non sapevo come rapportarmici.

A volte si faceva viva e, per un certo tratto, ci si scambiava opinioni e punti di vista. Poi, improvvisamente, lasciando, per esempio, un tema di discussione in sospeso, spariva. Boh; che cosa le avrò mai detto o scritto? Mi chiedevo.

Dopo 5 o 6 mesi, con nonchalance, come se fosse passato un giorno o una settimana, una e mail e riprendeva il discorso dal punto dove era rimasto. Lo faceva con una tale naturalezza che contagiava anche me facendomi dimenticare di chiedergliene ragione.

A Natale del 2005, per e mail, le mandai gli auguri. Che, per tenermi avanti con le buone usanze, ripetei per l’anno seguente, a Pasqua del 2006. Quando, in risposta ai miei di Natale, ricevetti i suoi di Pasqua.

E' da un bel pò che ci si è persi di vista. Augurandomi che " e, poi, ci troveremo come le stars a bere del whisky al Roxy Bar, un buon anno anche a lei.    

Postato da: Eremo a gennaio 12, 2009 16:32 | link | commenti

11/01/2009

Cosa farò da grande?

………nel caso in cui ci arrivi, intendi? Rispose il ragazzetto di Gaza City al reporter che gli poneva la domanda.

Comunque, certo che ce ne vuole!!!

Da noi ed in tutti i paesi civili, una certa quantità di neve, riscaldamenti che non funzionano, l’arrivo di un grosso nome della politica internazionale…. sono eventi tali da indurre le autorità a chiudere le scuole e, per periodi più o meno lunghi, lasciare in vacanza gli studenti. A volte succede che sono i ragazzi che fanno vacanza perchè, in vacanza, ci vada un ministro che, da quello che fa e da quello che dice, pare proprio che le scuole pubbliche voglia mandarle in pensione. Ma questa è tutt’altra storia.

Da un servizio di L. Goracci, inviata Rai al confine della Striscia di Gaza, ho appreso che, domani, in coincidenza con un ulteriore e più deciso affondo dell’esercito israeliano nei centri abitati della Striscia di Gaza, in tutte le città vicine alla frontiera, quelle che possono essere, e sono state, raggiunte dai razzi di Hamas, le scuole saranno aperte e gli studi seguiranno il loro corso regolare.

Come si può commentare la notizia?

Stoicismo, determinazione, cinismo, coraggio, stupidità?  

In questi giorni neri, spesso quelli che, a diverso titolo, si fanno carico delle ragioni di Israele, per darne un’illustrazione maggiormente comprensibile, usano chiedere, così come ha fatto l’ex leader dei DS ed attuale ministro degli esteri del governo ombra, Fassino durante un filo diretto a radio radicale di qualche giorno fa: “Cosa farebbe lei se qualcuno lanciasse dei missili su città come Alessandria, Asti, o Torino?  

Senza presunzione alcuna, nella circostanza di cui sopra, quegli alunni e quegli studenti, domani mattina, li caricherei sui pullman e, per alcuni giorni, li porterei/manderei in vacanza di studio in qualche località turistica sul Mar Morto.

Detto senza l’ombra della minima ironia e sicuro che, almeno questo, il ministro degli esteri del governo ombra lo sottoscriverebbe.

Postato da: Eremo a gennaio 11, 2009 23:52 | link | commenti

09/01/2009

Cave canem. 

La Rai non prende; i canali regionali, oggi, li trovi e, domani, no; quelli targati Mediaset&soci si moltiplicano manco fossero tenie; schermate fisse con l’invito a  “inserire la tessera prepagata”, come soldatini, uno dietro l’altro, ce ne sono in quantità industriali; per Sky ci vuole il satellite……

Se ti scocci e, senza prima averlo staccato, passi all’analogico, è capace di oscurarti perché c’ha lo java script da caricare proprio mentre stanno per mandare il goal di Hamsik alla Juve.

Per cui, quale altro benefit si può ricavare da quella maledetta scatoletta che chiamano “digitale terrestre” se non la possibilità di accedere al world service della bibbisì?

 

Nell’ora in cui, da una parte, danno the pack e, dall’altra, only the brave gets the buck, di sopra, il gossip e, di sotto, Beckam and the spyce girl, gli inglesi intervistano D. Siegel, portavoce del ministero degli esteri israeliano. Che, con tutta evidenza, a causa dell’affannoso tour de force “informativo” al quale, tutto il personale politico e diplomatico di Israele, in questi giorni neri, deve sottoporsi, è alquanto stanco.

Tuttavia, diligente e preciso, uno dietro l’altro, riporta tutti i punti che, per Israele, sono irrinunciabili se si vuole arrivare ad una tregua. 

 

In particolare, quando si tratta di giustificare l’obiettivo dichiarato del’operazione “Piombo fuso” che, oramai, non c’è anima al mondo che non sappia essere quello di rendere inoffensivo Hamas in modo da restituire alla calma ed alla serenità i civili israeliani delle città di frontiera, ricorre ad una forma di imagery cattivante e suadente. Tipica della propaganda israeliana.

Cioè?

Quella di prefigurare pericoli immani, incombenti e definitivi per Israele ed, a seguire, per il mondo intero. Se non, addirittura, per l’interlocutore del momento.

 

- Sapete, dice, i missili di Hamas possono raggiungere Beersheva che, tanto per dare l’idea, “è distante da Gaza quanto Newcastle da Manchester”. –

E poco c’è mancato che l’intervistatore si girasse col timore di vedersi cadere un Qassam in testa.

 

Questo modo di argomentare e questi metodi di persuasione, anche se non mirati all’obiettivo massimo di uno “stringiamoci a coorte” attorno alla stella di David, sono finalizzati a raccogliere simpatie strategicamente essenziali per le iniziative militari e politiche dei governanti israeliani del momento.

 

S. Hussein era il novello Hitler che, dopo l’impiccagione del raìs irakeno, è trasmigrato nel’involucro mortale dell’iraniano Ahmadin Ejad….; Hamas è la quinta colonna di Al Qaeda in Palestina…… E, dopo aver distrutto Israele, toccherà anche alla bibbissì dell’Inghilterra……

 

Il bello/brutto è che, colpisci il cane, oggi, e colpisci il cane, domani, va a finire che qualcosa succede.

Così, alla prossima, all’ora in cui l’Italia trattiene il fiato per sapere cosa c’è dentro il pacco, all’intervistatore inglese, D. Siegel, dirà: “Non dite che non ve l’avevo detto!”

Postato da: Eremo a gennaio 09, 2009 22:28 | link | commenti

 

Tregue rotte

“Una bugia ripetuta mille volte diventa una verità.”

Non citato badando alla lettera quanto piuttosto al succo, questo è il conosciutissimo concentrato di programma politico pronunciato da un gerarca nazista che, al momento, non mi ricordo.

 

Ricordo bene, invece, che, dall’inizio dell’operazione “Piombo fuso”, sferrata dalle IDF di Israele nella Striscia di Gaza, non c’è politico italiano presente in parlamento, giornalista della televisione o della stampa che va per la maggiore che, a proposito di tregue rotte o rispettate, non racconti frottole.

 

Al punto che, ne sono sicuro, la stragrande maggioranza degli italiani è convinta che sia stato Hamas a rompere una tregua. Che, tramite l'intermediazione egiziana, stipulata il 19 Giugno dell'anno appena trascorso, e per una durata di 6 mesi, basta saper contare fino a 180, veniva a scadenza  a mezzanotte del 18 Dicembre 2008.

 

Ed i dirigenti di Hamas, prima di quella data, quando più feroce ed assoluto era il blocco dei valichi, nei giorni in cui qualche naviglio di organizzazioni umanitarie con cibo e medicine per gli abitanti di Gaza veniva speronato dalla marina israeliana, avevano dichiarato che, per loro, la tregua era finita.

 

Una tregua che, nei fatti, le IDF, loro sì,  avevano clamorosamente rotto verso la metà di Novembre.

 

Quando avevano operato una sanguinosa incursione nel sud della Striscia per lasciare sul terreno sei palestinesi che, “military radio said”, stavano scavando tunnels per penetrare in Israele con lo scopo di compiere attentati. Al blitz erano seguiti dei lanci di razzi e le IAF (Israeli Air Forces) si erano incaricate di lasciare sul terreno altri quattro o cinque palestinesi di Gaza. Totale 10, forse 11 morti ammazzati.

Che, come si è visto nei fatti, anche se il loro numero è maggiore della totalità delle perdite patite da Israele dall’inizio di “Piombo fuso”, chez nous, non fanno notizia.

 

Eppure, fino ad allora, nonostante i rastrellamenti congiunti (forze speciali israeliane e “forze regolari” dell’ OLP di A Mazen) nel West Bank, nonostante il via libera alla costruzione di 3.500 nuovi appartamenti nelle terre che, sulla carta, dovrebbero far parte del favoleggiato Stato Palestinese, nonostante il fatto che Barack avesse smantellato 36 ONG  con l’accusa di raccogliere fondi per Hamas, nonostante la costruzione del muro della vergogna, la tregua aveva retto. Di sicuro non c’erano stati razzi sulle cittadine di confine.

 

Ad Israele che, proposte perfino dal fu sceicco Yassin, di tregue con Hamas, mai aveva voluto neanche sentire parlare, questa andava bene.

Anche perché, due o tre giorni prima della scadenza di quella in corso, inviato da un presidente in scadenza di mandato, ad Amman, in Giordania, era arrivato il generale americano Dayton con il compito di addestrare le forze di polizia del Fatah di A. Mazen. Per fare cosa è inutile dirlo.

 

A questo punto, Hamas avrà deciso che, piuttosto che lentamente, era meglio farsi disfare con le armi in pugno.

 

Anche perché sono arciconvinto che la violenza, comunque, non paga, nel mio piccolo, non condivido questa decisione.

All’inferno ci andrò o, vita natural durante, mi ci ritrovo per tutt’altre ragioni. 

Ma io, fortunatamente, in quello di Gaza, non ci vivo e non ci sono nato. 

Postato da: Eremo a gennaio 09, 2009 09:53 | link | commenti

22/09/2007

Ano malie

Gli ispettori di Mastella avrebbero rilevato "gravi anomalie" nella gestione del fascicolo, contestando a De Magistris il suo rifiuto a riferire gli sviluppi dell'inchiesta al procuratore capo Lombardi, mentre quest'ultimo sarebbe "incolpato" per non aver esercitato alcun controllo sul suo sostituto. (RaiNews24 22/9/07)

 

Che, già, a leggerne di prima mattina, ti viene il mal di testa.

Intanto perché scopri che, in questo benedetto paese, non se ne vedono negli ospedali sporchi, non girano nelle scuole che non funzionano, non controllano l’attività degli uffici pubblici  ma esiste, vivaddio, una figura istituzionale che si chiama “ispettore”.

 

E che, guarda caso, si attiva, o viene attivata, ogni volta che in, qualche procura, spunta il nome di qualche rappresentante della casta che, a torto o a ragione, è oggetto di indagini.

Cambiano le coalizioni di governo, cambiano i ministri della giustizia ma, fredda o riscaldata, la minestra è sempre quella. Poteva non essere servita anche ai magistrati di Catanzaro che stanno indagando sull’attività di un presunto comitato d’affari che vedrebbe implicati alti papaveri della politica e della magistratura?

Infatti, Mastella; Castelli, puntuali arrivano gli ispettori e, inevitabilmente, si chiede al CSM la loro rimozione.

 

300 pagine di verbale per rilevare “gravi anomalie”, delle quali, al momento, l’ unica cosa che si sa è quanto riportato nella nota di RaiNews.

De Magistris non ha riferito al procuratore capo e, quest’ultimo, non ha esercitato alcun controllo.

 

E che vuol dire? Perché il pm avrebbe dovuto riferire al procuratore capo Lombardi? E quale controllo avrebbe dovuto esercitare quest’ultimo sul suo subordinato?

 

Sono anomalie di forma o di sostanza?

Quello che, di sicuro, si sa e che, facilmente si intuisce è che esse tornano a fagiuolo per buttare nel cesso indagini proibite.    

Postato da: Eremo a settembre 22, 2007 07:44 | link | commenti (13)

17/09/2007

W il PGI

Tafazzi, il tipo che, in calzamaglia nera, si autoappioppa delle tremende bottigliate sulle parti intime è uno dei personaggi più riusciti del trio Aldo Giovanni & Giacomo.
Come sinonimo di masochismo, ne è derivato “tafazzismo”.

In politica, iscritti, attivisti, simpatizzanti, dirigenti, per loro stessa ammissione, i tafazzzzisti per antonomasia, quelli per eccellenza, sono i diessini. Che, ieri, a Bologna, in attesa di sciogliersi nel nascente Partito Democratico, hanno tenuto l’ultima(?) festa de “l’Unità”.

Sabato sera, caldo/fresco di vaffa day, come ospite d’onore,  c’era Beppe Grillo,
Sull’onda lunga del successo dell’iniziativa dell’8 Settembre, come se il pubblico fosse ancora quello di p.zza Maggiore, il comico genovese non si è mostrato per niente accomodante o diplomatico. H
a sciorinato una monumentale performance delle sue vaffanculando tutto il gruppo dirigente di quello che fu il  Partito Comunista Italiano.

Bah; è da mò che ho smesso di avere come referenti politici i nipotini degeneri di K. Marx,  ma c’è da rimanere allibiti. In prossimità della conclusione della lunga marcia nel deserto cominciata col congresso della Bolognina, quello che sancì la fine del partito di Gramsci e Togliatti, se non di meglio, non si poteva scegliere qualcosa di meno urticante?

D’accordo; siamo in democrazia ed il dissenso ne è il sale. Ma là sono volati veri e propri insulti che, se non sono adatti per celebrare la conclusione di un ciclo storico, ancor di  meno lo sono quando ne inizia un altro.

Si tratta di vedere qual è la nuova epoca che, Sabato sera, è andata a cominciare.
Quella del Partito Democratico o quella del Partito Grillista Internazionale.

Postato da: Eremo a settembre 17, 2007 12:23 | link | commenti (8)

12/09/2007

Radio vaffa.

Il vaffa day li ha scioccati ed, anche alla radio, analisi interviste ricchi premi e cotillons.

“Radio anch’io”; fra gli altri intervenuti, ascolto i commenti di V. Feltri.
Che, direttore di giornale, presenza fissa in talk shows, opinion maker perfino nei tg ed, adesso, anche alla radio, non so come faccia o, meglio, chi gli permetta di essere onnipresente. Ed è pure baby pensionato.

Vabbé; sull’argomento, si sta esprimendo a modo suo fustigando a destra ed a manca. Suo commento illuminato: “Ogni popolo ha il governo che si merita”.

E pure, i giornalisti, caro Vittorio; pure i giornalisti!

Postato da: Eremo a settembre 12, 2007 12:33 | link | commenti (13)

Duemilaeuno, odissea nel terrore.

Non penso che ci sia qualcuno del mondo cosiddetto civilizzato che non ricordi dov’era, cosa faceva e cosa ha provato quel pomeriggio (quella mattina nelle Americhe, quella sera in Asia) dell’11 Settembre 2001.

Io, personalmente, ero seduto davanti ad un tavolino dall’equilibrio precario, all’ombra della chioma larga e pesante del pino mediterraneo, nell’angolo lontano dalle pompe della stazione di servizio del mio amico Amatuccio.

Il caldo insopportabile dell’estate era alle spalle; tuttavia, sotto un cielo noiosamente lattiginoso, serpeggiava un po’ d’afa; pochi gli automobilisti che si fermavano per fare rifornimento.

Al solito, c’era anche Liberato; un pò si chiacchierava; un pò si discuteva animatamente non tralasciando nessuno dei temi dello scibile umano

Ad un tratto, in lontananza, curva sul manubrio della bici, auricolare all’orecchio, radio nella tasca posteriore della maglietta, si vede la sagoma di Gaetano impegnato nel solito giro pomeridiano della valle.
Quando sarebbe passato davanti alla pompa, ci sarebbe stato il solito sfottò incrociato.

Quel pomeriggio, la sagoma rallenta e si ferma.
“Hann’attaccat’America”, esclama con un po’ di fiatone.
“Che dici?” gli si risponde fra il divertito e l’incredulo.
“Hanno bombardat’ America cù quatt’o cinque apparecchie (aerei)” continua nel mentre che scende dalla bici e si dirige verso di noi.
Toglie il jack delle cuffie dallo slot della radiolina ed, in diretta, possiamo ascoltare i primi confusi resoconti sul tragico avvenimento.

Si è intorno alle 4 del pomeriggio; l’unica cosa di intelligibile è che due aerei si sono schiantati contro le Twin Towers del World Trade Center di New York.

Sono perplesso e mi vien quasi di pensare alla celebre trasmissione radio con la quale Orson Wells provocò scene di panico collettivo trasmettendo la radiocronaca dello sbarco dei marziani sulla terra.

La mia bici è poco lontano.
Saluto, la prendo e vado a casa. Accendo la tele; la programmazione prevista è stata interrotta. Mi fermo sul Tg5 che rimanda in continuazione il filmato del doppio impatto dei Boeing contro le torri gemelle. Mi sorprendo inebetito, che succede? Non sono convinto che quello che vedo sia realmente accaduto; mi sembra di vedere un film con gli effetti speciali costruiti al computer.

La sera, al circolo,ho la finale del torneo di bocce. Anche chi non si aggiunge alla conversazione e non ne parla, si vede che è al tragico evento che sta pensando.
I morti che, nel pomeriggio, si stimavano sui 50, 60.000, sono diventati 5, 6.000.

Nei giorni seguenti, servizi ed articoli; non si parla d’altro.
Fino a quando, il Presidente USA, G.W.Bush annuncia la “guerra al terrorismo”.
Fu allora che capii che, era vero, dopo l’11 Settembre, niente sarebbe più stato come prima.

Che, ad essere colpiti e distrutti non erano stati solo il Pentagono e le Twin Towers ma il ben dell’intelletto dell’ humana gens.
Cominciava la guerra preventiva al terrore che, ad oggi, 6 anni dopo il tragico evento, come risultato tangibile e verificabile, ha ottenuto solo di moltiplicarlo, il terrore. 

Postato da: Eremo a settembre 12, 2007 12:29 | link | commenti (4)

Contr’addizioni ap parenti.

In Israele, ha fatto scalpore la scoperta di una cellula di 8, 10 giovani neonazisti ebrei, immigrati russi, protagonisti di tutta una serie di pestaggi ai danni di ebrei ultraortodossi, emarginati, barboni, gays.

Dopo che la polizia israeliana li ha arrestati, si è scoperto che almeno uno di essi lavorava per lo Shin Bet, il servizio di intelligence preposto alla sicurezza interna di Israele.

Forse per stemperare il forte impatto emotivo che la notizia poteva avere sugli spettatori, ieri sera, come corollario, il tg2 vi ha aggiunto un servizio su casi di connubi innaturali del tipo di quello riportato.

Hanno citato una neanche tanto recente pubblicazione dello storico ebreo Bryan Mark Rigg; “I soldati ebrei di Hitler”;  Newton & Compton; pagine 395, 16,90 euro.

Sul sito: http://innovariblog.splinder.com/archive/2006-11; ne ho trovato una recensione.
Non mi piacciono le liste di proscrizione per cui non posto l’elenco degli alti ufficiali del Terzo Reich con chiare ascendenze ebraiche.

C’è solo da aggiungere che B.M. Rigg, storico ebreo laureato alla Yale University, arriva a contare ben 150.000 mischlinge (ebrei parziali per non dire sanguemisto) che, a vario titolo e nelle diverse armi, militarono nella wermacht; parecchi fra le camicie brune; altri addirittura nei ranghi delle S.S. naziste.

Particolare grottesco.
Nel 1939, la rivista di propaganda nazista “Signal” dedica la copertina al “soldato tedesco ideale”. Come testimonial viene scelto il profilo di un giovane caporale, W. Goldberg.

I redattori sono convinti di aver scelto un esemplare puro di razza ariana. Ironia della sorte, Werner Goldberg era ebreo.

Postato da: Eremo a settembre 12, 2007 07:29 | link | commenti (2)

11/09/2007

Vamos a Gazar

Ci mancava l’ultimo ingrediente e, stanotte, puntuale, è arrivato.
In Israele, alle prime ore dell’alba, un razzo sparato dal villaggio palestinese di Beit Hanoun, nel nord della Striscia di Gaza, ha colpito una tenda vuota in un campo addestramento reclute con mansioni amministrative, alla periferia del kibbutz Zikkim, ad 1 km dal confine. 

“At least 66 Israel Defense Forces soldiers were wounded in the early hours of Tuesday morning when a Qassam rocket fired from the Gaza Strip struck a non-combat IDF basic training base near Kibbutz Zikkim, about 1 kilometer inside Israeli territory.  (Haaretz Tue., September 11, 2007 Elul 28, 5767).

Le schegge del razzo hanno colpito le tende vicine. Si contano 66 feriti dei quali uno grave e quattro con ferite serie. I razzi, in verità, erano due; l’altro si è perso nel deserto del Negev settentrionale. I lanci sono stati tempestivamente rivendicati  dal Jihad islamico e dai Comitati di Resistenza Popolare.

Per adesso, non c’è stata nessuna reazione dell’esercito di Tel Aviv ma, dalle dichiarazioni di ministri del governo Olmert, essa non si farà attendere e sarà durissima.

Niente di nuovo sotto il sole. Anzi, tutto sembra seguire un copione già scritto con un canovaccio fisso, rigido e preordinato.

Stavolta, il lancio di razzi sembra essere capitato al momento opportuno perché è da settimane che il ministro della difesa del governo israeliano, E. Barak, con l’obiettivo di porre fine ai reiterati lanci di Qassam sulla cittadina di Sderot, oltre alla possibilità di tagliare l’erogazione di acqua e corrente elettrica, aveva manifestato l’intenzione di lanciare un massiccio attacco di terra su Gaza. 

Infatti, su Haaretz del 6 Settembre, dopo la cronaca della solita violenta rappresaglia che aveva causato la morte di una dozzina di palestinesi, un articolo di A. Harel e di B. Ravid riportava i punti in discussione durante una riunione del consiglio di gabinetto dei ministri del governo Olmert. Fra l’altro:

“ Defense Minister Ehud Barak said yesterday that the Israel Defense Forces was moving closer to an extensive ground action in the Gaza Strip, "in order to halt the rocket fire and the strengthening [of militant organizations]………..
……. Vice Premier Haim Ramon (Kadima) reiterated that electricity to Gaza should be interrupted after every rocket.” ( Haaretz, Thu., September 06, 2007 Elul 23, 5767).

Se, al momento, si decise di soprassedere, col recente lancio di razzi ed il conseguente ferimento di 66 reclute i tempi sono giunti a maturazione. Per cui, è solo questione di ore, c’è da aspettarsi l’inizio dell’ennesima mattanza.

La situazione di base è sempre quella e, nella zona, va avanti da almeno una mezza dozzina d’anni. E’ una tragedia immane in cui l’ultima cosa sensata sarebbe quella di stabilire una gerarchia di torti e ragioni.

Però è proprio questo l’indirizzo della Comunità Internazionale. Che invece d’intervenire d’autorità, in modo drastico e risolutivo, per imporre la propria volontà pacificatrice. si limita a sponsorizzare questo o quello dei tragici duellanti. Coll’evidente risultato di perpetuare una tragedia che, già un decennio fa, ha festeggiato il mezzo secolo di vita. O di morte.  

Postato da: Eremo a settembre 11, 2007 13:17 | link | commenti

The day vaffa

Il giorno in cui ne lessi, poco ci mancò che mi piegassi in due per le risate. Un sentenza della Corte di Cassazione aveva sdoganato l’uso del “vaffa”.
Vai a capire attraverso quali arzigogoli ci erano arrivati ma, da quel dì, estate 2007 appena trascorsa, mandare qualcuno a vaffare non sarebbe stato più reato.

Tax day, gay pride, family day, oramai, il calendario nostrano ha più day che santi, e Beppe Grillo cogliendo la ghiotta occasione, pensò bene di aggiungerne un altro. Il vaffa day.

Una giornata catartica dedicata a mandare a quel paese l’intera classe politica del belpaese.
Il tutto finalizzato ad una raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare tesa a smantellare il sistema partitico. La data scelta per l’evento non poteva che essere l’ 8 Settembre come giorno simbolo di tutte le italiche rotte.

E’ dai tempi degli sberleffi per i socialisti craxiani che il comico genovese ha, consensualmente, risolto il suo rapporto coi circuiti televisivi; o, almeno, con quelli del duopolio.
Come mezzo di comunicazione ha un suo blog che, pur essendo il più conosciuto ed il più frequentato dei siti italiani, resta, pur sempre, un blog. Neanche lontanamente paragonabile a sezioni, circoli, comitati elettorali o radio di partito.

Eppure con questo solo supporto comunicativo, coordinando adesioni entusiatiche e disinteressate, è riuscito ad organizzare una giornata in cui, nelle piazze delle città italiane, grandi e piccine, si sono spontaneamente riunite centinaia di migliaia di cittadini.
Tutti accomunati da un’unica passione. Lo sfizio, cioè, di vaffare quella che, comunemente, viene definita “casta”.

Dopo il successo straordinario dell’iniziativa, un po’ tutti, grande stampa e grande politica, si sono interessati dell’evento che è stato definito l’apoteosi dell’antipolitica.

A mio parere, invece, il fatto che, senza nessun tipo di incentivo o di tornaconto personale,  tanta gente abbia partecipato all’evento dimostra che la passione politica, in Italia, è forte e potente.
E che, senza generalizzare, l’ostacolo che non le permette di manifestarsi, è costituito proprio da una classe politica, persa nelle sue logiche, autoreferente e sempre più lontana da un esercizio democratico del potere.
    

Postato da: Eremo a settembre 11, 2007 13:14 | link | commenti (4)

10/09/2007

Calcia tori dei paesi tuoi

Venerdì sera, al club c’è poca gente e quella poca è pure schiappa a giocare a biliardo. Per cui, una busta di patatine, una lattina di coca, ti scegli una sedia e ti metti a seguire l’incontro di calcio fra la nazionale italiana cadetta ed i cosiddetti pari età delle isole Far oer.

Che, primo argomento di dibattito, faroerini, faroeresi, faroeranti, vallo a capire come si chiamano.

 

Per fortuna l’incontro è di serie b; non c’è nessuno che si mangia le unghie. Puoi tranquillamente ciacolare, fare commenti e ridere senza timore che qualcuno ti dica “Sssssss; ascoltiamo la partita”.

Che, poi, ‘sta storia non l’ho mai capita. Infatti, se gli attori principali non parlano e non cantano, qualche volta recitano ma questa è un’altra storia, che cosa c’è da ascoltare?

 

Comunque, la partita non comincia bene, prosegue maluccio, i nostri mostrano la fiacca. Dov’è che stanno ‘ste Far oer; fra mucche, pecore e capre quante decine di migliaia di abitanti contano? Fra una chiacchiera e l’altra, la circostanza viene percepita e le facezie da amene cominciano a sentire di acido.

Goal dei nostri ed il malumore rientra; goal di Hansen; e l’ira latente scoppia; partono gli epiteti e le invettive più feroci.

Filippo sbotta: “...o’ megli’e loro fa ‘o fravecatore!

Gli risponde Carmine: “... ‘e nueste sò, tutti, disoccupati!”

Postato da: Eremo a settembre 10, 2007 18:19 | link | commenti (3)

06/09/2007

Muro duro

Amadeus annuncia la domanda. A, B, C; barrare la solita casella giusta nel solito questionario a scelta multipla. 

Monique, faccino da coreana; dolcezza cinese, ottimo italiano, lo guarda. Non giocherà il jolly perchè, lei, Beautiful, lo segue da quando aveva 17 anni. Adesso ne ha una trentina: ..... ma da quando dura 'sto biutifulle!?!

La domanda è la seguente: "Chi, fra Stephane, Taylor e Broke, è il personaggio femminile di Beautiful che è resuscitato due volte? 

Per primo risponde il muro. 35 concorrenti; ogni sbaglio frutterà 150 E. a Monique. Che, quando tocca a lei rispondere, dice che il nome esatto lo conosce ma che le risulta sia resuscitato solo una volta. Siccome, nel questionario, colui al quale l'impresa riuscì un paio di millenni fa, non è nominato, la graziosa concorrente conclude che chi ha fatto uno, deve essere l'unico ad aver fatto due.

Non mi ricordo qual era la risposta esatta. Ma che Monique l'abia azzeccata e che neanche uno dei mattoni del muro abbia sbagliato, sì.

Neanche uno. Al negativo ma, en plein.

Postato da: Eremo a settembre 06, 2007 21:31 | link | commenti (10)

Fuori dal coro

Non credevo che ne fossero capaci ma stanno cominciando a farmi odiare Luciano Pavarotti.

Che era malato lo si sapeva, m'è dispiaciuto; che era un grande tenore apprezzato in tutto il mondo, mi inorgogliva; che avesse imbrogliato un pò col fisco, era nell'ordine delle cose; che non si fosse fatto scrupolo di duettare coi cantanti di musica leggera, l'ho ascritto a suo merito.

Insomma, non sono un cultore di musica classica, ma Big Luciano mi stava bene. Però, in fondo, grandissimo, sì, ma era un cantante.

Stamattina, ho appreso della sua morte alla radio. Più della metà del gr1 gli è stato dedicato; ed è da stamattina che è un'alluvione di necrologi.

Al mondo, non c'è organo d'informazione, personalità della politica, della cultura, dello spettacolo che non abbia espresso il proprio rammarico per la dipartita del grande artista.

D'accordo; ma si trattava pur sempre di una persona di 71 anni con gravissimi problemi di salute. 

Vabbene; di fronte alla morte non si può che calare il capo. Ma, di fronte alla vita che presenta la morte di un uomo come la scomparsa dell'anima del mondo, un pò di irritazione la provo.

Postato da: Eremo a settembre 06, 2007 17:12 | link | commenti (13)

Inviato di guerra.

“What there is after…..?” . E qualsiasi prof., allo studente di prima media che così cominciasse ad esprimersi, non permetterebbe neanche di finire la frase perché lo correggerebbe con “What is there after…?”

Purtroppo, C. Pagliara, di mestiere, fa l’inviato speciale Rai in Medio Oriente. E nessuno, ieri, poteva interromperlo nel mentre che intervistava il Presidente di Israele, S. Peres, in procinto di partire per una visita di stato in Italia.

 

Al momento, era in corso il lungo giro diplomatico che avrebbe portato il ministro degli esteri D’Alema in Giordania, in Egitto ed, infine, in Israele. Il tutto finalizzato alla preparazione della conferenza di pace che si terrà, in Novembre, negli Stati Uniti.

 

L’intervista a largo raggio del cronista italiano al presidente israeliano si inseriva in questo quadro di intensi rapporti fra le istituzioni israeliane e quelle italiane.

Niente di eccezionale.

La domanda più significativa?

- Signor Presidente, che cosa vuole Hamas?

- Hamas vuole la distruzione di Israele e non può partecipare ad un processo di pace.

 

Beh; è pacifico che C. Pagliara, per migliorare la conoscenza dell'inglese dovrebbe rivolgersi a qualche insegnante.

Perché, allora, se vuol farci sapere quello che vuole Hamas, non pensa di chiederlo ad Hamas?

Postato da: Eremo a settembre 06, 2007 00:34 | link | commenti (2)

05/09/2007

La guerra di pierino

La telecamera inquadra gli illegali di piazza Navona; il giornalista intervista.

Extracomunitari; vucumprà con postazione semovente. La telecamera gira intorno per una visione d’insieme. Sono senza permesso di soggiorno; allargano le braccia mentre rispondono alle solite domande col solito ritornello sulla necessità mangiare.

 

Improvvisamente un fuggi fuggi. Non ci si capisce niente finché l’occhio della telecamera non inquadra un cinquantenne. Abiti borghesi, affannato; sembra deluso.

L’incursione, dice, non ha dato i frutti sperati; sono riusciti a fuggire e, lui, ha pure riportato delle abrasioni al braccio. Da come se lo guarda, di sicuro andrà in ospedale; è probabile che, dopo, riempirà i moduli per essere indennizzato.

 

Fa parte di una squadra speciale di vigili urbani, spiega; ha il compito di dare la caccia ai clandestini senza licenza. La routine prevede che li porti in questura; identificazione, fermo e multa; poi, si ricomincia.

 

E’ lo scoop del tg4 sulla piaga dei lavoratori atipici di provenienza extracomunitaria.

Il servizio si innesta sulla recente dichiarazione di guerra alla microcriminalità.

Sull’argomento, il ministro dell’interno, dott. G. Amato, fra interviste, lettere aperte e conferenze stampa ha annunciato un’offensiva condannando, al contempo, la cultura dell’illegalità.

 

Quale?

Quella che, da decenni, vede le strade e le piazze delle città italiane senza la presenza di vigili urbani che danno sicurezza ai cittadini e sono un monito per i malintenzionati?

 

Anni fa, se ne è parlato a lungo. Si disse che, in un paese normale, il posto dei vigili sarebbe in strada, a vigilare.

Nel servizio del tg4, si è visto di tutto e di più fuorché la presenza, in una delle piazze più celebri al mondo, di un tutore dell’ordine.

 

Ecco; siamo come l’occhio del tg4 che invoca le misure eccezionali e non vede l’assenza di quelle normali.   

Postato da: Eremo a settembre 05, 2007 23:52 | link | commenti